Le case hanno una superficie di 40 metri quadrati, contengono uno o due focolari, una zona per lo stoccaggio dei cibi (il piano superiore) e una zona per lo svolgimento di attività domestiche come la filatura e la tessitura. Alcune strutture servirono anche come magazzini e granai: gli archeologi infatti vi hanno trovato grandi quantità di cereali e legumi carbonizzati. L'acqua piovana scaricata dai tetti in forte pendenza, scorreva nelle strade e spariva ai piedi del villaggio nelle viscere della montagna infilandosi in un inghiottitoio naturale chiamato Tana del Tasso; un'imponente cisterna di 80 metri cubi di capacità serviva da serbatoio collettivo. La necropoli di Monte Tamburino comprende 170 tombe. I primi abitanti praticavano esclusivamente l'inumazione, ma verso il 380-350 a.C. si aggiunsero anche fosse per la cremazione e tra gli oggetti di corredo funebre si ritrovano deposizioni di armi (spade e foderi di ferro, cinturoni a catena, lance, giavellotti, scudi ed elmi). Sono le armi dei Celti immigrati dall'area transalpina, che a Monte Bibele divennero una componente stabile del popolamento. Due luoghi di culto, oggi non più visibili, sono stati individuati: uno più antico, in funzione a partire dal V sec. a.C. e legato alla presenza di sorgenti d'acqua lungo il percorso di crinale Idice-Zena su Monte Bibele. La devozione dei passanti si esprimeva con offerte di vasi miniaturizzati o di statuette di bronzo raffiguranti uomini, donne o animali, gettate sul fondo di un piccolo bacino d'acqua. E’ questo un tipo di luogo di culto diffuso in Appennino tosco-emiliano-romagnolo nei punti di frequentazione e di transito utilizzato soprattutto da Etruschi e da Umbri per i due versanti. Un santuario molto particolare, vicino ai tipi del nord della Gallia, è stato invece individuato alla sommità di Monte Bibele: una vasta area rettangolare di 30x15m, delimitata da un fossato che aveva focolari e piccoli edifici in legno e numerose offerte votive costituite da ceramica e ossa animali. Dagli scavi sono anche emerse alcune armi di ferro simili a quelle del sepolcreto.

INSEDIAMENTO CELTICO-ETRUSCO DI MONTE BIBELE

Il massiccio di Monte Bibele, situato tra le due vallate dell'Idice e dello Zena, é stato oggetto, a partire dal 1973, di ricerche archeologiche che hanno messo in luce un insediamento etrusco-celtico composto da un abitato, un sepolcreto e due luoghi di culto. Fu una comunità di Etruschi che intorno al 400 a.C., stanca di vivere nell'insicurezza, nel pericolo e tra i saccheggi dovuti ai raids dei Celti in pianura, si spostò su questa montagna per realizzare un nuovo paese. Malgrado la natura impervia del sito, l'abitato di Monte Bibele venne conquistato dai Romani e distrutto da un incendio implacabile tra il 200 e il 187 a.C. allo scopo di rendere totalmente sicura la via consolare, la Flaminia minore, tracciata sul crinale di fronte al Bibele (Idice-Sillaro) e che collegava Arezzo con Bologna. L'abitato si estende lungo il pendio di Pianella di Monte Savino, odellato con una decina di terrazzi artificiali sui quali vengono innalzati i muri in sfaldature di arenaria che servono per contenere i terrapieni e per sostenere le pareti esterne delle case. Il tetto era in paglia, in fibre vegetali e in legno.

Monte Bibele